[Ritorna INSIDE ITALY, il racconto dei miei viaggi attraverso l’Italia che incontro presentando un libro, ora: Prima dell’apocalisse. I codici della speranza].
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All’SMS di Rifredi ci ero stato tante volte, ma mai per parlare dei miei libri. SMS non sta per messaggio sul telefonino, ma per Società di Mutuo Soccorso. Fondata nel 1883, è la Casa del Popolo del quartiere. Avevo passato serate intere consumando il tempo a discutere di politica alle riunioni del Circolo del PD locale, che si riuniva sempre lì, cercando di aprirne le porte a chi non si riconosceva in un feudo partitico. Se c’era una cosa che non mi andava sempre giù era quella di parlare in famiglia, tra consanguinei, ideologicamente parlando. Non era facile proporre iniziative dove ci fossero anche persone di altre famiglie politiche, o persone e basta a cui l’affiliazione non interessa e che non li contraddistingue. Avevo capito che per un partito abituato a governare da decenni la città di Firenze, non fosse facile pensare di non essere gli unici sul mercato delle idee.
Poi, per puro caso e per la determinazione di persone come Donata Bianchi, ho portato il mio libro all’SMS in compagnia dei giovani militanti del Circolo locale, senza che quest’ultimo affiggesse locandine con simboli partitici. 7 dicembre 2025, una prima assoluta credo, come modello, e il tutto è successo, non solo per la natura anomala del mio libro, ma anche per una serie di coincidenze impreviste. Alla fine, tra i corelatori che intervenivano con l’autore, vi era solo la valente Stefania Collesei, presidentessa della commissione Diritti umani del Consiglio comunale fiorentino, a rappresentare il partito. Vi erano poi l’imam di Firenze, il parroco della chiesa di Santo Stefano in Pane e il vice-presidente della Comunità siriana in Italia. Per la prima volta, senza volerlo e senza pianificarlo, avevo messo “in minoranza” il partito di maggioranza relativa sul suo terreno; si parlava certo di speranza, crisi planetarie, spirito critico, tutte cose che non servono necessariamente a vincere un’elezione comunale, ma la cosa più bella è che la gente del partito ha agito e si è espressa in modo discreto e inclusivo.
Scrivo tutto questo non per spirito di provocazione, ma perché il significato dell’essere presenti non deve rivelarsi un’arma di legittimazione autoreferenziale, che si rappresenti una chiesa, una fazione politica o un gruppo culturale. Il dialogo d’altronde tra parti che parlano lingue diverse e portano visioni diverse funziona solo se si è presenti con discrezione e senza bandiere. Non viviamo certo tempi animati da questo spirito, ma quando si è presenti con delicatezza, vengono fuori le migliori cose, e si può esercitare il proprio spirito critico.
«Già. È il pensiero critico ciò di cui ha bisogno il mondo, e Socrate ne fu il maestro. Quando viene soffocato, quando prevalgono pregiudizi, superstizioni o pressioni identitarie e claniche, regrediamo dal punto di vista cognitivo e accettiamo acriticamente le informazioni che confermano le nostre convinzioni, rifiutando quelle contrarie» dice Elias Canetti ai due protagonisti del mio romanzo durante un acceso dibattito. Per poi aggiungere: «Cosa faceva Socrate? Tramite il dialogo tra maestro e allievo, l’allievo veniva aiutato a individuare il proprio punto di vista, a riconoscerne la fallibilità e ad argomentare correttamente. In tal modo, il maestro portava l’allievo a riconoscere che la propria verità è solo un’opinione che va sottoposta a verifica. L’essenza del pensiero critico non consiste nel rispondere alle domande, ma nel mettere in discussione le risposte…».
Parole d’oro, così io penso, e molto raramente ho assistito a dibattiti in sede di partito, durante un atto pubblico, o davanti a un mezzo di informazione che fossero alimentati da quello spirito.
All’SMS di Rifredi, è successo invece qualcosa di simile, e vi giuro che non è stato merito mio. Una buona parte del merito va a Bianca Elena Stan, la giovane conduttrice che ha sorpreso con le sue domande confezionate ad personam, non generiche, ma legate a doppio filo all’esperienza dei relatori. Si è presentata con tre fogli dattiloscritti, pieni di note, ed ha saldamente tenuto la barra del timone anche con cinque ospiti. Fino a spogliare i relatori dei loro ruoli pubblici con la sua ultima domanda, che recitava più o meno così: «Se doveste scegliere o raccomandare un gesto di speranza, quale sarebbe?». Don Marco Nesti ha invitato a regalare un libro, perché il cartaceo aiuta a cambiare stile di vita; l’imam Izzedin Elzir a salutare lo straniero, abitudine sempre meno frequente; Stefania Collesei a organizzare più incontri dove la gente si parli e scambi punti di vista, forse perché il Consiglio comunale è sempre meno questo; Hakam Afandi, ormai italiano e siriano, a togliere dalla circolazione i telefonini, soprattutto tra i giovani, e non c’è bisogno di spiegare il perché, se l’Australia ha appena bandito gli account Social tra i minori di sedici anni…
Insomma, i libri servono anche a questo.
È così che, il giorno seguente, sono andato a testa alta a Più Libri Più Liberi, dove l’editore aveva organizzato quello che considero il “lancio ufficiale” del libro. Quanti amici romani ritrovati, amici di momenti diversi della mia vita, anche se ho rimpianto l’assenza di alcuni di loro, quanto affetto attorno alla figura di Paolo Dall’Oglio, quanto affetto da parte della sua famiglia nei miei confronti, ma a parte questo è di nuovo il tema dell’essere presenti a attraversare i pensieri.
A cominciare dalla polemica sulla presenza della casa editrice ‘Passaggio al bosco’. Il mio amico ed editore veneziano Vittorio Anastasia mi racconta un poco gli effetti perversi di un rumoroso appello al boicottaggio della fiera da parte di alcune personalità di Sinistra: se prima quella casa editrice aveva 700 followers, in poche ore, ne ha guadagnati quasi 40.000, e i suoi standisti si sono dovuti recare in ufficio a Firenze tre volte per rifornirsi di libri, tanti ne hanno venduti in fiera… Ma allora la chiamata alle armi, oltre a rivelarsi una straordinaria campagna pubblicitaria per quella casa, e per le idee che difende, non ha manifestato ancora una volta il narcisismo di una parte della Sinistra, il fare ciascuno da Prima Donna, senza una visione strategica collettiva ed efficace?
D’altronde, quella casa editrice, aderendo all’Associazione Italiana Editori (AIE), aderiva seppur formalmente anche ai valori espressi nella Costituzione Italiana, nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea e nella Dichiarazione universale dei diritti umani. Se la loro adesione è stata strumentale, non è stato forse stupido lasciare una fiera del libro, che è uno dei pochi spazi di confronto, denuncia e scambio che offre la società contemporanea? Bisognerebbe invece fare in modo che quella casa editrice venga espulsa dall’AIE. Essere presenti per testimoniare, non salire sull’Aventino, non cercare di guadagnare la copertina, pensare con la testa e non con i Social in testa…
Nella mia saletta eravamo in trenta, non in trecento, ma pur sempre trenta, ed ero accompagnato da Marco Tarquinio e Isabella Camera D’Afflitto, due persone bellissime: Isabella che conosco da anni, innamorata dei Palestinesi come me, e Marco che ho conosciuto l’anno scorso al Parlamento europeo, il cui affetto per padre Paolo ci ha fatti incontrare. Se penso che l’on. Tarquinio mi ha tenuto il microfono con il braccio teso mentre io ho letto per almeno cinque minuti un brano del libro… Quando mio figlio Pietro Ernesto a fine evento me lo ha fatto notare, ho provato tanta vergogna, eppure lui l’ha fatto, dimostrandosi un politico anomalo, e per questo prezioso e indispensabile. Sia Marco che Isabella avevano la loro copia del libro piena di note, come fosse l’incipit di un pamphlet a sè. A Tarquinio, la scomparsa misteriosa e unica del gesuita ha ricordato quella altrettanto misteriosa e unica dello scienziato Ettore Majorana, cantato da Franco Battiato.
Lo scomparso è lo sconfitto, ma lo sconfitto non è necessariamente il perdente. Non è forse Cristo lo sconfitto per eccellenza? Quello che alla fine dei tempi prevale sulla morte fisica e sfugge ai tentacoli del Male?
E se lo stato di sconfitto, di non-prevalente fosse indispensabile per trasformare la realtà? Lo stesso Alex Langer pensava che i traditori della propria identità, i cosiddetti «traditori della compattezza etnica» , «esploratori della frontiera», che costituiscono una minoranza, fossero necessari per riscattare la propria comunità dall’autolesionismo e dall’oscurantismo. Non per tradirla abbandonandola, ma per salvarla restando presenti.
Essere presenti, anche quando sai che il tuo destino è segnato. E allora, con gli unici strumenti di cui dispongo perché ritorni a parlare un personaggio come padre Paolo – la mia penna e la mia creatività – così è nato questo libro, e così è stato risolto il mistero della sua scomparsa. Letterariamente, certo, ma è stato risolto. Alla Nuvola, rispondendo a una sollecitazione di Isabella Camera D’Afflitto, mi sento di dire in sala che il gesuita ha fatto perdere le sue tracce a Raqqa per accedere all’Oltre, e da lì preparare un messaggio di speranza da consegnare alle nuove generazioni, un messaggio che solo chi è passato attraverso l’inferno siriano poteva concepire, perché quell’inferno «ha fatto vedere a chi l’ha vissuto più avanti di altri».
E quando un giovane transita nell’Oltre, si interroga, dubita e cerca risposta, succedono miracoli o cose strane, inaspettate. Mia figlia Genna, che non si è mai interessata di politica, a fine fiera mi porta allo stand di un editore marxista, adocchia La concezione materialistica della Storia di Marx ed Engels e mi chiede se glielo regalo. «Wie bitte?» . Si mette ora a leggere testi marxisti? E io che speravo che si riavvicinasse a Dio. Forse, però, anch’io non ho capito e quel libro è un pezzo del viaggio nell’Oltre, di questi giovani in cerca di vie di senso, che costruiscono la loro presenza. Allora mi sono messo l’anima in pace, e gliel’ho regalato.
E magari me lo passerà, quando lo avrà finito.
Gianluca Solera