[Ritorna INSIDE ITALY, il racconto dei miei viaggi attraverso l’Italia che incontro presentando un libro, ora: Prima dell’apocalisse. I codici della speranza].
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Nel giorno in cui volevo scrivere del mio passaggio nella marca di Giacomo Leopardi, mi trovo a dover seguire minuto per minuto l’ennesima guerra imperiale, questa volta di stampo israelo-americano, nei confronti di una nazione del Medio Oriente. Non che l’Iran sia una democrazia, non che il suo regime goda delle mie simpatie, ma qualcuno crede ancora che gli israelo-americani agiscano per portare la pace, la libertà e la democrazia nel mondo, nel nome del (loro) Buondio?
Vi ricordate de La Ginestra, uno dei Canti di Giacomo Leopardi?
[52] Qui mira e qui ti specchia,
Secol superbo e sciocco,
Che il calle insino allora
Dal risorto pensier segnato innanti
Abbandonasti, e volti addietro i passi,
Del ritornar ti vanti,
E proceder il chiami.
Specchiati [in questi luoghi aridi], / secolo stupido e prepotente, / tu che hai abbandonato la via percorsa fino allora dal / pensiero risorto [dall’oscurità], / e rivolti i tuoi passi indietro, / ti vanti di retrocedere, / e lo chiami progresso.
Quelle del poeta sono le parole giuste. Tempi grami ci aspettano, dove vale la Legge del Più Forte, che nella maggior parte dei casi è il Più Viscido Bugiardo. Scrivo qualche ora dopo l’inizio dell’ennesima guerra imperiale, e scrivo di città che ho visitato presentando il mio libro qualche ora prima della stessa, e un abisso separa i due tempi, non perché i morti siano già migliaia, ma perché non c’è più diritto universale che valga. Tutto ora sarà possibile, tutto sarà possibile giustificare, anche l’Apocalisse. Per il bene di qualcuno, foss’anche il Più Viscido Bugiardo, tutto sarà giustificato, e tutto potrà essere risolto con l’uso della forza. Ho pensato a Leopardi dopo aver visto una lapide posta in suo onore sulla facciata di un palazzo del centro di Ancona, sopra la fontana rinascimentale del Càlamo, in occasione del centenario della sua nascita (il Poeta marchigiano nacque nel 1798). E osservandola là in alto, mi rendevo conto di come fosse importante mantenere dei presidî di lucidità mentre attorno a noi si fanno passi veloci verso l’oscurità della prepotenza. Il luogo dove ho presentato il libro ad Ancona è uno di questi: trattasi della Libreria Fogola, libreria storica e indipendente, nata nel 1898, una delle librerie più antiche della regione, riaperta nel 2017 dalla combattiva Simona Rossi, allora una dipendente dell’esercizio, dopo la chiusura per crisi da parte dei proprietari. Un presidio perché leggere e interrogarsi è diventato un atto rivoluzionario. E si ricorda ancora di quando nel 2019, alle Europee, la Lega di Salvini raggiunse nelle Marche quasi il 40%. Fu un duro colpo. Un giorno, aprì la porta della libreria un signore, che senza salutare e senza preliminari si rivolse alla libraia sentenziando:
«È finita la pacchia! È ora di chiudere finalmente le baracche come questa»
«Lei è molto credente?» rispose Simona cercando di mantenersi lucida.
«Sì, perché?»
«Beh, ho con me un’edizione della Bibbia di Gerusalemme in undici volumi. Le consiglio di uscire il prima possibile, se non vuole che le finisca sui denti».
Potete immaginare come sia andata a finire, quelli della Lega tanto duro non ce l’hanno, nonostante i proclami maschilisti. A me successe una cosa simile sul lago di Garda, quando il giornalaio del mio paese si sentì rispondere, dopo che aveva invitato un cliente a partecipare alla presentazione del mio libro: «Lèzar l’è na roba de comunisti».
A presentarmi ad Ancona è il professore in pensione Antonio Luccarini. Parla del piacere di scrivere, della nostalgia di scrivere che trasuda da alcune delle pagine del libro, e si sofferma sull’idea di orizzonte. «L’apocalisse di cui si parla nel titolo del libro contiene la radice greca di apokalýptein, con apó (che funge da prefisso ‘non’) e kalýptō (che significa ‘coprire’ o ‘nascondere’)». L’apocalisse è dunque originariamente intesa come lo ‘scoprire’, lo ‘svelare’.
«E in questo viaggio nell’Oltre riappare ai nostri occhi l’orizzonte, da troppo tempo chiuso o nascosto alla nostra vista» aggiunge il professore «In altre parole, da troppo tempo intrascendibile». Rendendolo di nuovo visibile, si rimette in moto il meccanismo che ci porta a cercare, ad investigare, e più cerchiamo ed investighiamo, più l’orizzonte si sposta in avanti, e noi andiamo all’incontro con l’altro, con mondi nuovi.
Anche a Firenze, nei pressi della stazione di Santa Maria Novella, ho scoperto un presidio: si tratta di un piccolo vano occupato da un circolo PD, con vetrina sul marciapiede, dove a forza di organizzare incontri e presentazioni di libri, si è creata una piccola comunità, situata tra kebabbari, lavanderie automatiche e agenzie di invio denaro. I frequentatori della strada, via San Zanobi, hanno iniziato a prender confidenza con questo piccolo spazio di dibattito, e si fermano più spesso a curiosare. «All’inizio non è stato facile, ma ci ho messo me stesso, e la gente ha cominciato a frequentarlo» spiega Luigi Oldani, che lo ha creato poco meno di due anni fa. Siamo in un quartiere senza spazi di aggregazione sociale, ma con tanti turisti, commercianti e stranieri. Più che un circolo di partito, è un luogo di incontri, tanto è vero che Luigi e compagni si sono inventati i “Mercoledì dei libri”. Luigi è anche poeta e collabora alla rivista online di poesia Pioggia obliqua. «Il bello di questo libro è che in molte pagine c’è il gusto per la poesia» dirà quella serata. «È un libro che permette al lettore di interpretare i tanti temi discussi dai protagonisti a modo suo, seguendo la propria sensibilità». Stefania Collesei, presidente della commissione Pari Opportunità, Pace e Diritti, dirà invece che è un libro pieno di informazioni scientifiche e approfondimenti politici. Ha dunque ragione Luigi, a proposito della libertà data al lettore di seguire la propria sensibilità. Se così è, è per me un grande complimento, per aver in qualche modo cercato di riprodurre, seppur parzialmente, spazi di libertà di indagine e pensiero, come i presidî di Simona e Luigi. Anche se è roba da comunisti leggere e studiare.
Mentre la guerra imperversa in Medio Oriente, e ci dobbiamo sorbire il veleno delle propagande, non posso che offrirvi le parole di un caro amico egiziano, Mahmoud Hadhoud, ricercatore presso la Columbia University: «Da un punto di vista democratico, l’opposizione all’autoritarismo deve essere coerente. Non può condannare selettivamente la repressione interna in uno Stato appoggiando al tempo stesso interventi militari esterni che storicamente non fanno che riprodurre violenza e minare la sovranità [dei popoli]. Il vero impegno democratico implica l’opposizione sia alle imposizioni teocratiche in patria che alle avventure del militarismo imperiale all’estero»[1].
C’è bisogno di decine, centinaia, migliaia di presidî. Viva coloro che leggono libri e si fanno domande. Anche se non sono che dei comunisti.
Gianluca Solera
[1] Mia traduzione, da Mahmoud Hadhoud, New Imperialist War in the Middle East, Reflections, 28 febbraio 2026.