[Ritorna INSIDE ITALY, il racconto dei miei viaggi attraverso l’Italia che incontro presentando un libro, ora: Prima dell’apocalisse. I codici della speranza].

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Entro in contatto con padre Mario Menin, direttore di Missione Oggi, attraverso un’amica di Sabbioneta. È lui che mi invita a presentare il libro presso la sede dei Padri Saveriani di Brescia, nell’ambito della rassegna “Caro autore ti chiedo…”. A dialogare con me, ci sarà Mimmo Cortese, del gruppo redazionale della rivista, nonché membro dell’Osservatorio bresciano sulle armi leggere. Il primo di origini chioggiane, il secondo napoletane, fanno parte di quella grande schiera di persone che hanno fatto dell’impegno civile lo zoccolo duro di queste città lombarde lavoratrici, ma solidali, insensibili ai proclami di battaglia padano-leghisti. L’ultimo, a Pontida, pochi giorni fa, con un gruppo di ragazze francesi di destra sul palco, vestite di tunica e hijab neri, mentre la gente gridava: «Levalo, levalo». Spettacolo da circo di provincia, con le ragazze che improvvisamente si levano gli indumenti neri e mostrano le gambe (le gonne rigorosamente sopra il ginocchio) battendo le mani, mentre una rappresentante politica leghista promette la guerra santa contro l’islamizzazione della nostra nazione.

Da lombardo-veneto quale sono, ho sempre trovato alquanto straordinario il fatto che partiti seminatori di zizzania e cretinate come quello che si riunisce a Pontida non riescano più di tanto a fare breccia nelle città lombarde che contano – Milano, Brescia, Bergamo, Mantova – nonostante comandino nelle campagne.

A Pontida, dietro la rappresentante politica leghista, stava una mega scritta che recitava: «Non passa lo straniero». Non credo esagerare nello scrivere che la distanza tra la Terra e la luna è inferiore a quella che passa tra un partito seminatore di zizzania e le cose che puoi leggere su una rivista come Missione Oggi. Nell’editoriale del numero di luglio-agosto, il direttore scrive, commentando l’ultima enciclica Magnifica Humanitas: «Per rimanere umani in un mondo antropologicamente sconvolto, il Papa invita tutti ad adottare la grammatica dei cinque principî della Dottrina Sociale». Ed uno di questi è quello di solidarietà. Mi verrebbe da dire, ‘Il mondo è bello perché vario…’ Purché l’odio non ci imponga di piegarci alle sue regole.

Durante l’evento, Mimmo mi chiederà se gli uomini abbiano bisogno di vedere l’abisso per correggersi, ed io non rispondo né sì, né no, ma spiego che quell’interrogativo si ripresenta quando Babilonia, la madre di tutte le prostituzioni e le corruzioni, e per la quale l’egoismo dominerà la fine dei tempi, bussando alla porta della baracca in cui padre Ignacio e Compagno si accingono a passare la notte, si insinua nella loro conversazione, dicendo:

«[Assicurare un posto all’umanità anche nel domani] è un’illusione! L’avidità condurrà gli uomini all’autodistruzione, quali che siano i segni che vedranno. Avete parlato di guerra? Di catastro­fi naturali, esodi migratori? La risposta umana sarà la normalizzazio­ne. Normalizzare i disastri, le sperequazioni, le crisi, e creare nuove ragioni di beneficio da questi sviluppi distruttivi. […] Ahahah. Che illusione! E a proposito dello scandalo che esibite di fronte alle masse in fuga da persecuzione o povertà, non vedete quale risposta si dà? Si mantengono buone relazioni con Stati canaglia dove la tratta umana è un’industria, si difendono le frontiere in nome della legalità e si tolle­ra il lavoro in nero o sottopagato di chi sopravvive ai viaggi della mor­te. Che illusione, ahahah».

In fin dei conti, oggi come oggi, anch’io sarei tentato ad ascoltare Babilonia, sarei tentato a rispondere affermativamente alla domanda che mi rivolgeva Mimmo. È solo l’osservazione puntuale che mi impedisce di farlo, quando incontro realtà che ancora credono che le soluzioni stiano nello stare insieme, e nel condividere benefici e sacrifici. E tra queste, vi sono appunto i Saveriani, con i loro avamposti e la loro rivista.

Avevano molti più abbonati anni fa, confessa padre Mario a cena, mentre ci cibiamo con le prelibatezze che letteralmente passa il convento. Questa però è la sfida della Chiesa moderna nella sua interezza, in cerca di un appeal convincente in un mondo che ha rimosso dio dalle preoccupazioni della vita ordinaria. La Chiesa, tuttavia, non si è ancora estinta, e se non si è estinta ci sarà pure una ragione. San Francesco Saverio fu compagno di Ignacio de Loyola, e portò il Vangelo nelle Indie. Ancora oggi, i Padri Saveriani, nati grazie a mons. Guido Maria Conforti a fine Ottocento, sono molto diffusi in Asia, ma non solo – padre Mario, ad esempio, ha passato buona parte della sua vita in Brasile, dove i Saveriani arrivarono negli anni ’50 – e proclamano il Regno là dove non è ancora riconosciuto. Oramai, però, anche le iniziative come quelle a cui partecipo a Brescia sono un esercizio di ri-evangelizzazione, di azione missionaria: il nostro Paese ne ha certamente bisogno. E se il numero di luglio-agosto di Missione Oggi parla di Africa e Asia, dedica ugualmente molto spazio alla crisi dell’Occidente e al nuovo “ordine disordinato” che si sta configurando.

Padre Mario parla con lentezza, marcando le parole e dimostrando fermezza e pacatezza, e tutto lo scambio con Mimmo, durante la presentazione del libro, gira attorno alla questione della speranza e del senso della vita moderna: la “sostituzione” per amore degli altri, la dialettica tra la lettera e lo spirito, l’umanità che dorme anche nei carnefici, la bellezza che è tale anche quando riflette i tormenti e le contraddizioni della vita, il messaggio dei Sette Dormienti di fronte alla corsa accelerata verso la distruzione  o, infine, la pazzia dei giusti, anche contro le leggi scritte, anche contro i miti della società capitalistica. Così dira padre Ignacio incontrando il pastore Elias Canetti nell’Oltre:

«Dio è amore, e fermò la mano di Abramo prima che immolas­se suo figlio Isacco, dopo averlo messo alla prova. L’utilizzo gratuito della violenza non è una prova di amore, anche quando viene esercitata su di sé» riprende con fermezza il padre, «ricordiamoci di cosa scrisse san Paolo ai Corinzi, rendendosi conto che la tradizione, la scrittura sacra possono an­che causare morte: “[Dio] ci ha resi ministri di una Nuova Alleanza, non della lettera, ma dello Spirito; perché la lettera uccide, lo Spirito dà vita”».

Qui e ora, invece di “scrittura sacra”, potremmo benissimo dire: leggi, ordinamenti, messaggi politici, ideologie. Come quella che grida in piazza: «Non passa lo straniero».

I Saveriani di Brescia si trovano nel complesso rinascimentale del Santissimo Corpo di Cristo, l’ex-convento dell’ordine mendicante dei Gesuati. La chiesa del complesso viene considerata la “Cappella Sistina” di Brescia, per la straordinaria ricchezza della decorazione pittorica interna. Padre Mario mi porta all’abside e mi segnala gli affreschi legati all’eucaristia e al sacrificio: l’incontro di Abramo con il sommo sacerdote Melchisedek, che gli offre pane e vino, il sacrificio di Isacco da parte di Abramo, che Dio fermò all’ultimo momento, la raccolta della manna nel deserto da parte degli Israeliti. E questa idea del sacrificio per il bene degli altri tornerà anche durante il nostro incontro. Mimmo rimane affascinato dalla storia di Mary Kahìl, la femminista egiziana che seguì Louis Massignon nel suo progetto di badaliya, la “sostituzione” per il riscatto altrui. Raccontando in duetto della loro scelta a Compagno, Louis Massignon e Mary Kahìl diranno:

«Gli abdàl sono i sostituti. […] Dio suscita queste persone speciali nel corso della Storia, per la salvezza dei popoli. Uomini e donne che accettano di portare la loro parte di peccati e dolori del mondo, dando a Gesù risorto la gioia di soffrire ancora per noi, in loro, e perfezionare così la sua passione. La gloria degli abdàl, tutta interiore, è di aver risposto liberamente “sì” a questa chiamata a controbilanciare il peso crescente di iniquità com­messe o di sofferenze subite da altri».

«Come resistere a questo richiamo silenzioso, a questo abbando­no totale?» interviene Mary repentinamente. «Non dobbiamo far al­tro che offrirci a Lui, senza sosta, perché Lui si offre a noi e per noi. È così che anch’io ho fatto questo voto».

Insomma, ci troviamo a parlare di sacrificio per gli altri nel luogo ideale, nel convento che fu di un ordine mendicante, ora occupato da persone, i Saveriani, che interpretano il Vangelo attraverso le opere della misericordia e della promozione umana, o quelle del dialogo interreligioso e dell’impegno per la giustizia e per la pace, fino alla via più straordinaria del martirio, così spiega bene il loro sito.

Padre Mario mi accompagna a visitare gli spazi del complesso, tra cui quelli che ospitano attività di sensibilizzazione insieme al Centro Migranti e quelli dove partirà un progetto di social housing per chi non si può permettere un alloggio. L’indomani, sarà la volta di un’altra attività, la presentazione di un volume su percorsi di pace e animazione pastorale.

La sera, esco per una passeggiata che mi porterà verso il castello e poi, scendendo, a costeggiare le rovine romane, fino ad arrivare alla cattedrale. La stanchezza nelle gambe mi lascia a due passi dalla tristemente nota piazza della Loggia. Sulla via del ritorno, mi riposo su una panchina, mentre la città è ormai silenziosa, e mi metto a sfogliare l’ultimo numero di Missione Oggi che mi aveva passato il direttore. L’occhio mi cade sull’espressione “ecumenismo dell’odio”, utilizzata da padre Antonio Spadaro, ad indicare la strumentalizzazione del nome di Cristo da parte di molti politici occidentali, che arrivano al punto da coniugare il nome di Dio con la violenza, la discriminazione, le ideologie etno-nazionali o addirittura la guerra. E mi sento il cuore in pace.

Riprenderò un treno la mattina presto, quando ancora faceva buio pesto, acccompagnato in stazione da un padre Mario già pronto ad affrontare un giorno di fratellanza evangelica. Sul treno, sono tutti stranieri, vanno a lavorare, per le loro famiglie e per noi.  Forse, anche loro sono degli abdàl. La vera Lombardia profonda è questa, non quella degli spettacoli da circo di provincia.

Gianluca Solera

Foto: Il sacrificio di Isacco, affresco di Fra’ Benedetto da Marone, chiesa del Santissimo Corpo di Cristo, Brescia.

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